Due giorni al Rifugio Calvi
30/09/2026
In questi giorni ci siamo detti più volte che la zona del Rifugio Calvi è fra le più belle delle nostre Orobie, dal punto di vista escursionistico.
Nel vasto altopiano si trovano comode praterie erbose che ospitano animali al pascolo durante l'estate; le tante montagne che fanno da corolla, hanno difficoltà di accesso da molto facili ad alpinistici; dalle vallette fra i monti scende copiosa acqua che va a formare i numerosi laghi fra cui il grande Fregabolgia che, però, rivedremo con il suo bacino pieno solo nel prossimo anno, quando saranno terminati i lavori di restauro della diga; c'è una vasta rete di sentieri che collega i diversi valichi, valli, località, monti e rifugi.
I nostri accompagnatori sono stati bravissimi a programmare le escursioni in questi due giorni, sia per quanto riguarda i percorsi scelti, sia per il giusto calcolo dei tempi di percorrenza e di ritrovo.
Il meteo è stato vario, non proprio bellissimo: abbiamo avuto sole il mercoledì mattina, ma noi, salendo dal paese di Carona, abbiamo camminato lungo il lato ombreggiato della valle e poi, nel pomeriggio, è scesa la nebbia.
Giovedì il cielo è stato perlopiù coperto ma, fortunatamente, non abbiamo avuto la pioggia che era prevista, anche se minima, nel pomeriggio.
I partecipanti, abbastanza numerosi, sono stati divisi, per convenienza o necessità, in due gruppi che, senza volerli qualificare in nessun modo, abbiamo chiamato Gruppo A e Gruppo B.
Tutti insieme siamo partiti, come già detto, dal centro del paese di Carona e, seguendo il sentiero estivo siamo arrivati nei pressi della imponente diga di Fregabolgia.
Da qui il Gruppo A ha continuato il cammino sul sentiero che prosegue a destra, per raggiungere e visitare i due notissimi laghetti incastonati sotto il Monte Cabianca i cui nomi sono: lago del Cabianca, appunto, e lago Dei Curiosi.
All'arrivo al rifugio Calvi, nel pomeriggio, il loro entusiasmo per le ore trascorse in cammino e per la bellezza del paesaggio attraversato, era grande.
Il Gruppo B aveva in programma di raggiungere subito il Rifugio Calvi, lasciare lì, chi voleva, lo zaino e proseguire la salita verso il Passo Portula e, proseguendo sul crinale verso sinistra, arrivare in vetta alla Cima Reseda.
Al ritorno hanno raccontato di nebbia, di un incontro con alcuni camosci, di un inzio di discesa, dal lato opposto alla salita, su un terreno un poco incerto ma di aver poi intercettato un sentiero ben tracciato verso i laghetti di Poris e quindi verso il rifugio.
L'attesa dell'ora di cena è stata alleggerita da qualche birra e da giochi di carte, oltre che da cordiali chiacchiere.
L'ospitalità dei giovani rifugisti è stata esemplare: i piatti del menù erano molto buoni, le camerette molto ordinate.
Coinvolgendoci con semplicità, ci hanno raccontato che la stagione in via di conclusione è stata molto soddisfacente, ma anche molto faticosa, e che terranno aperto il rifugio il più possibile anche nei fine settimana invernali.
La sera, noi eravamo i soli ospiti, offrendo dopo cena un alcolico “genepì”, ci hanno sollecitato a cantare e creare allegria e ilarità, per alleviare in tal modo anche il carico del loro lavoro giornaliero.
Noi abbiamo fatto del nostro meglio, cioè molto casino, ma speriamo di aver lasciato, comunque, un buon ricordo.
Il giorno dopo siamo stati tutti puntuali per la colazione e per la ripresa del viaggio.
Siamo scesi insieme lungo la mulattiera fino ai piedi della diga e da qui ci siamo, nuovamente, suddivisi in Gruppi A e B.
Il Gruppo A, accompagnato da Franco e Sandro, si è avviato sul sentiero verso il Lago di Sardegnana, per superarlo e proseguire sul sentiero 101, raggiungere la mulattiera di accesso al Rifugio Laghi Gemelli e concludere la salita al Lago del Becco, dove era prevista la riunione di tutti gli escursionisti.
Il Gruppo B, accompagnato da Emilio, ha cominciato a salire sul sentiero verso il Lago Dei Frati per raggiungere, nel punto più alto, il Passo d'Aviasco.
Fra parentesi, devo precisare che questa opzione di escursione si era palesata conveniente per accompagnare, appunto fino al Passo d'Aviasco, il nostro amico Claudio che, per esigenza di un rientro anticipato, da questo passo ha cominciato la discesa verso Valgoglio e verso casa.
Dal Passo d'Aviasco Occidentale il sentiero porta al Lago Colombo, il più alto fra i laghi della zona Rifugio Laghi Gemelli, e quindi, costeggiandolo sulla destra e proseguendo sempre in quella direzione, si raggiunge, in poco meno di due ore, il Lago del Becco.
Nonostante l'impossibilità di collegamento fra due radio ricetrasmittenti di cui eravamo forniti (troppi ostacoli di frapponevano alle onde sonore) il “rendez-vous” è avvenuto in tempi quasi perfetti.
Il pranzo è stato rapido (eravamo su terreno non proprio comodo anche se la bellezza del lago sottostante era notevole) e subito è cominciato la discesa verso Carona.
Il fondo stradale di questa importate mulattiera di accesso ai Laghi Gemelli da Carona è veramente disastrato e, soprattutto in discesa, è richiesta molta attenzione ed impegno per non farsi del male.
Sani e salvi, felici e soddisfatti, ci siamo salutati, dopo i due giorni insieme, al Bar....(uno per noi nuovo situato subito dopo il paese di Zogno) davanti ad un abbondante aperitivo.
L'ora, nel frattempo, si era fatta “quella giusta” per trovarci nella solita notevole coda di autoveicoli nei dintorni di Bergamo e inizio valli.
….....non proprio tutto può essere perfetto!
Rosanna
Partecipanti n. 16: Anna, Claudio, Franco, Elisabetta, Emanuela, Emilio, Fulberto, Gigi, Giosuè, Lory, Renata, Roberto, Rosanna, Sandro, Sara, Simonetta.
Video di Emilio